All'indomani del secondo conflitto mondiale, l'Albania
unica in Europa ad aver condotto da sola la guerra di liberazione
non poteva più essere impiegata come moneta di scambio ed
oggetto di mercanteggiamenti da parte delle potenze. Essa era apparsa non
più formalmente sull'arena internazionale come Paese libero e sovrano.
Il consolidamento del nuovo Stato albanese (1944-1955) richiedeva anche
il rafforzamento della sua posizione geopolitica all'indomani della rottura
con l'Unione Sovietica.
Dagli anni Sessanta l'Albania iniziò a stabilire
rapporti equi con tutte le capitali (ad esclusione di Mosca e Washington),
basando tali relazioni sull'interesse ed il vantaggio reciproci, seguendo
il principio di non ingerenza negli affari altrui, e applicando rigorosamente
la norma di non dare concessioni, creare società e altre istituzioni
economiche e finanziarie straniere o miste «con i monopoli e gli
Stati capitalistici, borghesi e revisionisti, come pure ricevere crediti
da essi»(1).
Per anni l'Albania non divenne patrimonio dei mass-media,
ed ogni tanto se la si sentiva in radio o televisione o era
per le classiche elezioni di regime a lista unica, oppure per qualche manifestazione
sportiva che vedeva partecipare anche compagini italiane. I drammatici
avvenimenti dell'ultimo periodo sono il risultato di un radicale mutamento
delle istituzioni che contrariamente agli altri Paesi dell'Est
ha scardinato completamente le vecchie nomenclature, rimpiazzate dall'inesperienza
di un apparato statale spesso non preparato all'impatto sociale, e principalmente
economico-finanziario, di alcuni miti occidentali (arricchimento rapido,
consumismo sfrenato, liberalismo privo di sovrastrutture, ecc.). In breve,
per dirla con le parole di Elio Miracco, l'Albania 1992-97 è stata
«una democrazia, pur con i suoi limiti e le sue difficoltà,
uccisa in un isterismo collettivo che non può che portarla alla
deriva. In questi momenti non c'è albanese che non rimpianga l'ordine
e la stabilità del passato regime» (2),
e ciò la dirà lunga alle prossime elezioni politiche fissate
per il 29 giugno.
Nell'articolo si esaminerà l'ultimo decennio degli
affari esteri albanesi: una serie di ottime affermazioni politiche, le
quali, se da un lato hanno confermato la validità storica della
diplomazia albanese ai suoi vertici, dall'altro non ha visto soddisfatti
in casa i propri sforzi di miglioramento.
Il pragmatismo del comunista Ramiz Alia: 1986-1992
All'avvento di Ramiz Alia (3)
succeduto al dominio quarantennale di Enver Hoxha (1944-85)
l'imperativo di espandere contatti col resto del mondo rappresentava il
maggior stimolo se si voleva migliorare notevolmente la situazione generale.
Nello stesso anno il vice ministro della Difesa, e capo di Stato Maggiore,
affermò che la sicurezza albanese dipendesse da un attento e costante
esame dello scenario mondiale, in modo che l'adozione di misure diplomatiche
nei momenti di crisi fosse immediata e decisiva. Migliori rapporti
di buon vicinato sosteneva l'alto ufficiale (4)
avrebbero consentito al Paese di guadagnare tempo per l'acquisizione
di sostegni dall'estero, nonché si sarebbe potuto contare su solidarietà
e simpatia dell'opinione pubblica internazionale in caso di invasione (ricordiamo
che nell'agosto 1990 l'Albania condannò immediatamente l'Iraq per
l'occupazione del Kuwait). In questo modo l'Albania pur militarmente
debole avrebbe mantenuto determinazione e volontà nell'organizzare
un'efficace rete di guerriglia e resistenza contro eventuali forze occupanti.
(A questo proposito ci sembra il caso di rivalutare la fitta presenza sul
territorio di migliaia di bunker, strategicamente posti in vicinanza dei
confini jugoslavi. Sembra che il presidente Sali Berisha non sia affatto
intenzionato ad abbatterli. Berisha, in maniera lungimirante, e tenendo
conto della grave situazione in cui versano i Balcani, si rende perfettamente
conto che in caso di invasione, i bunker rappresentano l'unica arma "non
convenzionale" atta a ritardare gli effetti letali di un'invasione straniera)
Ramiz Alia era particolarmente intenzionato ad introdurre
tecnologia occidentale, sebbene le limitate riserve valutarie ed i divieti
costituzionali su prestiti e crediti dall'esterno condizionassero non poco
le attese dei vertici. Le dichiarazioni pubbliche del leader albanese (5)
indicavano nettamente i propri intendimenti, i quali rispetto al
passato sarebbero stati improntati a peculiarità di carattere
economico che non ideologico.
Fra il 24 ed il 26 febbraio 1988, l'Albania prese parte,
a Belgrado, ai lavori della Conferenza fra le sei diplomazie balcaniche,
dimostrando flessibilità nell'ottica di una rinnovata politica estera.
Tra le altre cose si preferì non inasprire i rapporti con la Jugoslavia
riguardo alla Kosova (che però si aggravarono nel febbraio-marzo
1989) (6). Al contempo
migliorarono notevolmente le relazioni con Italia, Turchia e Grecia (abrogazione
da parte di Atene, 28 agosto 1987, dello stato di guerra con l'Albania
in vigore dal 1940). I ministri degli Esteri balcanici si ritrovarono a
Tirana il 24-25 ottobre 1990: chiaro segno della massima disponibilità
albanese ad un confronto pacifico e costruttivo.
Già prima si erano ufficializzati i rapporti con
Spagna (1986), Canada, Uruguay (1987). Nello stesso periodo con la Germania
Federale si addivenne ad un accomodamento sulla questione delle riparazioni
per i danni di guerra. Bonn e Tirana si accordarono sull'assistenza tedesca
nel settore agricolo, sul riammodernamento del sistema dei trasporti, di
quello militare, e nel 1989 la Germania concesse un prestito di 20 milioni
di marchi (7). Lo stesso
ministro degli esteri tedesco-federale, Hans-Dietrich Genscher, aveva visitato
l'Albania, accolto da Alia (23 ottobre 1987). Ventitré giorni dopo
fu la volta del presidente del Governo regionale della Baviera, Franz Joseph
Strauss.
Pure con i Paesi del Patto di Varsavia si notarono notevoli
aperture. Il ministro degli Esteri tedesco-democratico, Oskar Fischer,
effettuò un viaggio a Tirana nel giugno 1989, ricevuto personalmente
da Alia; seguirono accordi commerciali con alcuni Stati dell'Est ed anche
col COMECON (8). Inoltre
si segnalò l'innalzamento delle relazioni albano-bulgare a livello
d'ambasciatori sospese per vent'anni dall'esecutivo di Sofia (26 gennaio
1988) (9); lo stesso
dicasi per Angola e Ungheria; e volontà da parte polacca, cecoslovacca
e della Romania (10)
di migliorare i rapporti (1988) (11).
Con Bucarest i contatti divennero eccellenti l'anno dopo: l'Albania fu
uno dei primi Stati a solidarizzare con gl'insorti che abbatterono Ceausescu
(dicembre 1989). I rapporti con la Cina ripresero in un clima di cordialità,
ma fra le due visite reciproche di alte personalità (marzo '89-agosto
'90), l'Albania non risparmiò il duro biasimo per la strage di Piazza
Tian An Man del 3-4 giugno 1989, rimanendo il solo Stato socialista ad
assumere tale atteggiamento. Il miglior risultato nei confronti delle diplomazie
orientali resta senza dubbio la ripresa delle relazioni con l'Unione Sovietica,
dietro il riconoscimento di Mosca delle colpe per la rottura fomentata
da Chrušcëv nel 1961 (12).
Il viaggio del Segretario Generale dell'ONU, Javier Pérez
de Cuéllar, in Albania (11-13 maggio 1990) risultò foriero
di effetti. A Tirana, per la prima volta, si svolse un incontro fra le
Commissioni UNESCO dei Paesi balcanici (6-9 giugno 1990). Sull'ala dei
risultati conseguiti, Alia si portò a New York per la XLV sessione
dell'Assemblea Generale dell'ONU (inaugurata il 18 settembre). Pronunciò
un discorso (13) che
ultimo notevole atto precedente la scadenza del mandato presidenziale
descrisse l'acme del proprio pragmatismo: egli ribadì gl'impegni
ad inaugurare un'attività diplomatica di largo respiro, totalmente
disgiunta da pregiudiziali politiche. Non trascorse molto che l'Albania
entrò a far parte della Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione
in Europa (19 giugno 1991), dopo aver firmato l'Atto Finale di Helsinki
del 1975. Fra il 1989 ed il 1992 la diplomazia d'oltradriatico siglò
tre importanti convenzioni internazionali sugli armamenti (14).
La visita del segretario di Stato americano, James Baker,
a Tirana il 2 giugno 1991, inaugurò una serie di contatti che poi
hanno condotto l'Albania a varare lungo il 1991 intese con Città
del Vaticano, Comunità Europea, Repubblica di Corea (sud), Israele
e Gran Bretagna.
La presidenza del democratico Sali Berisha: 1992-1997
L'avvento del quarantacinquenne Sali Berisha (confermato
per un altro quinquennio nello scorso marzo) medico senza pratica
politica, ma di grandi personalità e determinazione fu mediato
dall'alacre attività dell'esperto Alia, il quale lasciava al successore
le solide fondamenta di un mirabile lavoro diplomatico, frutto di un'avita
conoscenza plurisecolare in fatto di gestione dello Stato ed equilibri
internazionali.
La soluzione della spinosa questione di Corfù
(maggio 1992) (15);
l'appianamento di aspri contenziosi con la Grecia (1993-95), derivati dalla
forte minoranza ellenica in Albania; le ottime relazioni con i Paesi balcanici
(1992-97); la contemporanea richiesta di peacekeeping forces dell'ONU
per proteggere gli Albanesi di Kosova, e Macedonia (pari al 21% della popolazione);
la creazione, assieme a dieci Stati (16)del
Black Sea Economic Co-operation Group (3 febbraio 1992) e
d'intesa con il Gulf Co-operation Council della Arab Albanian
Islamic Bank (settembre 1992); l'accoglimento nell'Organizzazione della
Conferenza Islamica (dicembre 1992); l'ammissione, come Stato associato,
alla North Atlantic Assembly (organizzazione interparlamentare della
NATO, maggio 1993); la visita di eminenti personalità (1992-97);
i viaggi di Berisha all'estero nello stesso periodo, dànno l'idea
di rapidità di mosse e iniziative di una dirigenza che, rinnovatasi
contrariamente agli altri Paesi ex comunisti punta decisamente
ad una radicale svolta politico-economica.
La stessa richiesta di aderire alla NATO (16 dicembre
1992) (17), dopo la
politica autarchica del passato, è una sterzata apparente, in quanto
la sicurezza che ieri offriva l'isolamento contro i blocchi compatti jugoslavo
e sovietico, oggi è rappresentata da un forte alleato che tenga
a freno lo sciovinismo di una Penisola balcanica mai così insanguinata
sia all'esterno che all'interno dei rispettivi Paesi che la compongono.
L'Albania ha rapporti diplomatici con ben 144 Stati (18).
I grandi uomini albanesi del passato
L'elenco si apre con Diocleziano (285-305), di origine
illirica; egli «s'impadroniva del titolo imperiale, armato da una
ferrea volontà di riordinare lo Stato romano e di ristabilire nella
sua pienezza l'autorità e il prestigio del potere centrale»
(Renato Fabietti). Inoltre ricordiamo l'imperatore romano d'Oriente, Anastasio
I (491-518), di Durazzo; esperto amministratore, valido legislatore, nonché
abile stratega (la stessa madre di Alessandro Magno era epirota).
Proseguiamo con Gjergj Kastrioti Skënderbeu (Scanderbeg),
già principe, generale e governatore ottomano di sangiaccato, e
poi alfiere dell'indipendenza albanese (1443-68), riconosciutagli nel 1461
dal sultano Maometto II, che lo intitolò Principe d'Albania e
di Epiro.
Gran Visir della Porta: Sinàn Paša il Grande
(1560-1596); famiglia Köprülü: Mehmed Paša (1657-61), Zàdeh
Fàdil Ahmed Paša (1661-76), Qara Mustafà (1676-89), Zàdeh
Mustafà Paša (1689-91). Capo di Stato Maggiore: Nu'màn Paša
(inizi XVIII sec.). Mohammed 'Alì dal 1805 governatore, e
dal '14 Paša d'Egitto , suo figlio Ismà'ìl (khedive
dal 1862), e la discendenza, che governò il Paese egiziano per
tutto il XX secolo; Kemal Atatürk era di origine schipetara,
mentre Madre Teresa di Calcutta è albanese.
Note
(1) Art. 26/2 della Costituzione del 1976.Torna
(2) L'italo-albanese (arbëreshë)
di Santa Sofia d'Epiro (Cs), Elio Miracco è Accademico d'Albania;
la citazione è tratta da Berisha, La colpa d'essere anticomunista,
in «L'Italiano», II (1997), N. 12, Aprile, p. 11.Torna
(3) Nato nel 1925. Presidente del Praesidium
dell'Assemblea Popolare (carica che comportava anche le funzioni di
capo dello Stato): 1982-1991(-1992); primo segretario del PLA, e comandante
in capo delle Forze Armate: 1985-1991.Torna
(4) US Department of the Army-Federal Research
Division, Albania: A Country Study, Washington, 1994, Evolution
of National Security, p.2/3.Torna
(5) V.: Giovanni Armillotta, La politica
estera dell'Albania negli scorsi dieci anni, in «Affari Esteri»,
XXIX (1997), N. 113 (presente in questo sito), pp. 184-5 ; USDA-FRD, Albania:
..., cit., Foreign Policy, p. 3/6.Torna
(6) Sulla questione kosovara v.: G. Armillotta,
Kosova: alla ricerca di una patria. Tra epopea ed ingiustizia, il martirio
di un popolo eroico, ne «L'altra Europa» diretta
da Costantino Marco, Lungro (Cs), II (1990), N. 5 (7), pp. 21-24 (presente
in questo sito); Marco Dogo, Kosovo. Albanesi e Serbi: le radici del
conflitto, Lungro, 1992; M. Dogo, Il confine dentro di sé,
in «Storia e Dossier», VIII (1993), N. 71, pp. 59-64
(con, dello stesso Autore, Una lunga storia di uomini e frontiere e
Una nazione a metà); Marco Invernizzi, Una repubblica in
esilio, in «Historia», 1994, N. 433, pp. 27-31;
Studio Dossier/Documentazione sulla Kosova, in «Lidhja»,
diretto da Antonio Bellusci, Cosenza, X (1989), N. 21, pp. 628-643. Sugli
Albanesi d'Italia: Alain Ducellier, Les Albanais en Italie céntrale
à la fin du Moyen Age: de l'émigration à l'intègration,
ne «L'Ethnographie», LXXXV (1989), N. 2, pp. 75-85.
C. Marco, La questione arbreshe, Cosenza, 1988; C. Marco, Gli
Arbreshë e la storia. Civiltà, lingua e costumi, Lungro,
1996.Torna
(7) USDA-FRD, Albania: ..., cit., Foreign
Policy, p. 4/6.Torna
(8) Ivi, p. 4-5/6.Torna
(9) «Zëri i Popullit»,
27 gennaio 1988.Torna
(10) Nota a margine è il ritorno della
Nazionale olimpica di calcio (dopo ben 17 anni di inattività) proprio
contro la pari rappresentativa romena: 1-0 a Kavaja (28 gennaio 1988) e
0-0 a Durazzo (2 febbraio 1988) («Sporti Popullor»,
XLIII [1988], N. 9 e 11).Torna
(11) «Keesing's», XXXIV
(1988), p. 35735; XXXV (1989), p. 36624.Torna
(12) Per i particolari v. G. Armillotta,
La politica estera dell'Albania..., cit., pp. 184, 186-187.Torna
(13) USDA-FRD, Albania: ..., cit.,
Foreign Policy, p. 5/6.Torna
(14) Nel 1989: Protocollo per la proibizione
dell'uso bellico di gas asfissianti, velenosi o di altro genere, e dei
metodi di guerra batteriologica (Geneva Protocol, 17 giugno 1925);
nel 1990: Trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari (NPT,
Londra-Mosca-Washington, 1º luglio 1968); nel 1992: Convenzione sulla
proibizione di sviluppo, produzione e accumulo di armi batteriologiche
(biologiche) e tossine, e sulla loro distruzione (BW Convention,
Londra-Mosca-Washington, 1º aprile 1972) («SIPRI Yearbook»,
1990, p. 640; 1991, p. 670; 1993, p. 765).Torna
(15) Sulla questione di Corfù, v.
G. Armillotta, La politica estera dell'Albania..., cit., p. 188.Torna
(16) Armenia, Azerbaigian, Bulgaria, Georgia,
Grecia, Moldavia, Romania, Russia, Turchia e Ucraina.Torna
(17) Dal 1994 l'Albania collabora al programma
di cooperazione militare NATO, Partnership for Peace.Torna
(18) Evoluzione dei rapporti diplomatici
albanesi. 1948: con 12 Stati (8.XI); 1952: 15 (31.III; l'Italia
fu il terzo Paese occidentale, 2.V.1949, dopo Francia e Austria); 1956:
18 (25.V); 1966: 35 (1º.XI); 1976: 74 (1º.XI);
1981: 95 (1º.XI); 1986; 105 (3.XI); 1996: 144
(31.XII). Lista ufficiale delle diplomazie con le quali Tirana intrattiene
relazioni.
Durante la leadership di Enver Hoxha: Algeria, Argentina, Australia,
Austria, Bangladesh, I. Barbados, Belgio, Benin, Birmania (Myanmar), Botswana,
Brasile, Bulgaria, Burkina-Faso, Burundi, Cambogia, Camerun, I. Capo Verde,
Cecoslovacchia, Centrafricana (Rep.), Cina (RP), Cipro, Colombia, Congo
(RP), Corea (RDP), Costa d'Avorio, Costa Rica, Cuba, Danimarca, Ecuador,
Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Finlandia, Francia, Gabon, Germania
Democratica, Ghana, Giappone, Gibuti, Grecia, Guinea, Guinea-Bissau, Guinea
Equatoriale, India, Indonesia, Iran, Iraq, Islanda, Italia, Jugoslavia,
Kenya, Kuwait, Laos, Lesotho, Libano, Libia, Liechtenstein, Lussemburgo,
Madagascar, Malaysia, Mali, Malta, Marocco, Mauritania, I. Mauritius e
dip., Messico, P. di Monaco, Mongolia, Mozambico, Nepal, Nicaragua, Niger,
Nigeria, Norvegia, Paesi Bassi, Pakistan, Panamá, Perú, Polonia,
Portogallo, Romania, San Marino, São Tomé e Príncipe,
I. Seicelle, Senegal, Sierra Leone, Siria, Somalia, Sri Lanka, Sudan, Svezia,
Svizzera, Tanzania, Thailandia, Togo, Tunisia, Turchia, Ungheria, Venezuela,
Viêt Nam (fino al 1976 anche col Governo Rivoluzionario Provvisorio
del Viêt Nam del Sud), Yemen (prima dell'unificazione con entrambe
le repubbliche: l'Araba e la Democratica Popolare), Zambia, Zimbabwe.
Ramiz Alia: Angola, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Bolivia,
Canada, Città del Vaticano, Comunità Europea, Corea (R),
Croazia, Estonia, Filippine, Georgia, Germania Federale, Giordania, Gran
Bretagna (45-46, 91), Guyana, Irlanda, Israele, Kazakistan, Kirghizistan,
Lettonia, Lituania, Malawi, Moldavia, Palestina, Russia, Sahara (RAD),
Singapore, Slovenia, Spagna, Stati Uniti d'America (45-46, 91), Tagikistan,
Turkmenistan, Ucraina, Uruguay, Uzbekistan.
Sali Berisha: Afghanistan, Arabia Saudita, Bosnia-Erzegovina,
Ceca (Rep.), Macedonia, Slovacchia. L'Albania è membro delle seguenti
organizzazioni internazionali: ONU (Commissione Economica per l'Europa;
FAO, IAEA, IBRD, ICAO, IDA, IFAD, IFC, IMF, IMO, ILO-ne uscì nel
1965 per rientrarci negli anni Novanta, ITU, UNESCO, UNIDO, UPU, WHO-ne
uscì nel 1950 per rientrarci negli anni Novanta, WIPO, WMO), Black
Sea Economic Co-operation Group, Central Europe Initiative(ai
primi del 1996), CIO (FIFA/UEFA, ecc.), Consiglio d'Europa, EBRD, ICFTU,
IOM, OIC, OSCE (Archivio di Studî Albanesi, diretto da Giuseppe
Montagna, Palo del Colle-BA Filza: Rapporti diplomatici dell'Albania
e presenza nelle Organizzazioni Internazionali).Torna