Bibl.: «Laltra Europa», Lungro (CS), V (1993), NN.1/15, pp. 22-27
Giovanni Armillotta
LA REPUBBLICA DEMOCRATICA POPOLARE
DELLA COREA
Solidarietà col Terzo Mondo
ed effettivo non allineamento
I residui Paesi comunisti sopravvissuti
(e non) al triennio 1989-1991 risentono di grandi crisi manifestantisi attraverso
forme di protesta popolare represse nel sangue (Cina e Madagascar); dissenso
e depressione economica (Cuba, ex URSS); nazionalismi ed irredentismi (Slovenia,
Croazia, Macedonia, Serbia, Kosova, nazionalità ex sovietiche, ecc),
compromessi con l'opposizione armata (Angola, Mozambico), riforme radicali (ex
URSS, Mongolia) o sovrastrutturali (Viêt Nam, Laos), non dimenticando
la guerra civile cambogiana, attualmente in via di soluzione.
L'unico regime che sembra non soffrire
internamente gli avvenimenti attuali è la Repubblica Democratica
Popolare della Corea (nord). Senza dubbio, la posizione internazionale
assunta dalla RDP nell'ultimo mezzo secolo è uno dei motivi alla
base della stabilità almeno apparente di Pyeongyang.
Il secondo conflitto mondiale,
per buona parte dei Popoli asiatici, fu, in pratica, una "guerra di liberazione".
Il messaggio nipponico «l'Asia agli Asiatici» teso a sviluppare
il disegno imperiale di cacciata dell'Europa dal Continente, produsse nel
breve e nel lungo periodo un indebolimento delle vecchie e nuove strutture
colonialistiche: emblematici, in quest'ottica, la rivincita cinese (1934-1949),
ed il riscatto vietnamita (1945-1975).
La RDP (proclamata l'8 settembre
1948) precorse i tempi, anticipando in maniera definitiva i capisaldi della
propria politica di equilibrio, suggerita dalla contiguità con le
due massime potenze comuniste. Il 25 dicembre 1948 l'Armata Rossa di Stalin
e l'apparato amministrativo sovietico si ritirarono dietro la richiesta
di Kim Il Sung (oggi, ultimo protagonista vivente della II Guerra Mondiale).
Nel corso della guerra civile (1950-1953) la RDP godé dell'aiuto
decisivo cinese, non legandosi in seguito con Pechino. Ma questo non significò
un'entrata nell'orbita sovietica: all'indomani delle devastazioni belliche
Pyeongyang rifiutò di aderire al COMECON (nonostante notevoli pressioni),
rendendo pubblica la propria posizione, difendendola in termini chiari
e di principio contro qualsiasi forma di divisione internazionale socialista
del lavoro (1). E su
queste prospettive prendeva corpo l'idea giuccé o dell'autosufficienza:
«l'indipendenza economica è anche una garanzia per eliminare
gioghi di ogni tipo» (2),
onde evitare al Paese il destino di provincia economica, e perciò
politica, dell'uno o dell'altro grande Vicino.
Quando nuovi Stati ottennero l'indipendenza
negli anni 50-60, e diverse realtà africane, asiatiche, caribiche
e latino-americane si affacciavano nel panorama mondiale, la RDP cercò
di smuovere la propria vita di relazione, ristretta ai soli Paesi socialisti
(eccettuata la Jugoslavia) (3).
Da qui, la politica nordcoreana nei confronti del Terzo Mondo si indirizzò
verso obiettivi diplomatici, economici e ideologici, innanzitutto per raccogliere
consensi e, in seconda fase, per migliorare la propria considerazione all'ONU
(di cui non era membro).
Secondo Kim Il Sung il Terzo Mondo
poteva tutelare gl'interessi di Pyeongyang, sforzandosi di guadagnare dichiarazioni
favorevoli e voti indispensabili su problemi riguardanti l'unificazione
pacifica della Patria (4),
e facilitare il tentativo d'ingresso nel blocco non-allineato; manovra,
questa, atta ad isolare la Repubblica della Corea (sud) dal resto della
comunità mondiale, ostacolandola nel suo promuovere l'amicizia,
e intrattenere relazioni diplomatiche con i Paesi non allineati. Oltre
a ciò il sostegno ai movimenti di liberazione e ad alcuni gruppi
insurrezionali era visto come mezzo per la creazione di nuove entità
statali che erodessero la potenza statunitense, ovvero si ponessero militarmente
in opposizione alla Casa Bianca in vista del suo definitivo ritiro dalle
zone d'influenza (5).
Nel 1957 varò i primi accordi
commerciali con Egitto, Birmania (Myan Mar), India e Indonesia (6);
l'anno successivo riconobbe il governo provvisorio algerino (7),
seguirono accordi culturali con Stati afro-asiatici e con Cuba (8).
Aiuti generali allo sviluppo si diressero ai Paesi di nuova indipendenza,
che li apprezzarono molto in quanto reputati non condizionanti; fondamentali
le testimonianze di solidarietà nel caso di disastri naturali attraverso
l'invio di danaro alle vittime: 1958, uragano a Ceylon (Sri Lanka); 1960,
terremoto in Marocco; 1961, tifone in Indonesia e inondazione in Somalia (9).
Negli anni Sessanta il prestigio
internazionale della RDP aumentò pure grazie al suo elevato livello
di sviluppo ed autonomia, con un controllo delle risorse, della natura
e delle ragioni del progresso in un Paese ex coloniale, con alle spalle
soltanto sedici anni d'indipendenza (10).
I dubbi sulla politica sovietica
nei confronti dei Paesi del suo versante in ogni tipo di confronto con
Washington (vedi il ritiro dei missili sovietici da Cuba), e la confusione
creata dalla Repubblica Popolare della Cina nel rifiutare un coordinamento
fra i propri e gli aiuti sovietici alla Repubblica Democratica del Viêt
Nam come sarebbe stato giusto negl'interessi di Hanoi e del Fronte Nazionale
di Liberazione Viet Cong convinsero maggiormente la RDP ad intraprendere
vie distinte. A questo proposito essa fu uno dei Paesi che diede un grande
contributo, non solo verbale, alla RD del Viêt Nam ed al FNL (11):
la sua offerta di inviare volontari non fu accettata, nonostante la presenza
di sudcoreani nel Viêt Nam meridionale (12).
Infine le preoccupazioni di Mosca e Pechino alla cattura della nave statunitense
Pueblo
da parte delle forze nordcoreane (1969) dimostrarono a Kim Il Sung che
Sovietici e Cinesi erano di gran lunga più attenti a tutelare i
loro interessi rispetto quelli dei piccoli Paesi "fratelli".
Un fattore significativo dell'autonomia
politica nordcoreana la si riscontrò nel corso del XXII Congresso
del Partito Comunista dell'Unione Sovietica (1961) che segnò la
spaccatura fra URSS ed Albania. La rappresentanza, capeggiata da Kim Il
Sung in persona, non accolse l'invito di Mosca a stigmatizzare i comunisti
albanesi, e non una parola di condanna fu indirizzata nei confronti di
Tirana (13). Anzi,
cinque anni dopo, una delegazione del Partito del Lavoro della Corea presenziò
con tutti gli onori ai lavori del V Congresso del Partito del Lavoro
d'Albania (terza nell'ordine: dopo il Partito Comunista Cinese ed il Partito
dei Lavoratori del Viêt Nam) (14).
Negli anni 70, con la crescente
moderazione nella politica estera onde rassicurare l'opinione pubblica
mondiale della propria volontà di unificazione pacifica il leader
coreano accentuò nella alleanza con il Terzo Mondo anche la realizzazione
della causa della democrazia fra Stati, l'indipendenza nazionale e il progresso
sociale. Ma un passato comune di umiliazioni e offese, e di lotte contro
il colonialismo e l'imperialismo, era pur sempre vivo nelle attività
internazionali di Pyeongyang.
La RDP fu il primo Paese a offrire
volontari per la Cambogia dopo il rovesciamento del principe Sihanouk (1970),
inoltre aiutò e finanziò numerosi movimenti di liberazione
afro-asiatici e latino americani (15).
Però nel 1972 il governo nordcoreano salvo assistenza militare
allo Zimbabwe African National Union-Patriotic Front (16)
abbandonò la politica di appoggio fattivo ai movimenti (mantenendo
con loro solidarietà politica), in favore di una campagna sistematica
per ottenere un vasto riconoscimento diplomatico. Infatti preferì
assistere realtà già consolidate: nel 1973 alcuni ufficiali
nordcoreani ebbero il compito di pilotare aerei egiziani durante la guerra
del Ramadhan (o dello
Yom Kippur) (17);
in seguito aiutò militarmente Malta (18)
e Mozambico (19) nel
1983, I. Seicelle nel 1984 (20)
e Uganda nel 1984-86 (21);
i sostegni al governo del Lesotho cessarono quando un colpo di Stato filosudafricano
spodestò il presidente Chief Jonathan nel 1986 (22).
La RDP mostrò grande soddisfazione per l'embargo petrolifero che
causava enormi fastidi ai paesi industrializzati, compresa la Corea del
sud, non danneggiando i nordcoreani grazie alle importazioni di petrolio
cinese (23).
I risultati non si fecero attendere:
nel 1973 le fu garantito lo status di osservatore presso le Nazioni
Unite, per essere già membro della World Health Organization
(istituto specializzato dell'ONU) (24).
Nell'agosto del 1975 la Conferenza di Lima dei ministri degli esteri dei
Paesi-non-allineati accettò la candidatura della RDP (mentre la
Corea del sud veniva respinta) (25);
e gli sforzi effettuati direttamente alla Nazioni Unite si realizzarono
in un grande successo simbolico, poiché per la prima volta conquistava
la maggioranza un documento consacrante la posizione di Pyeongyang. In
quell'anno l'Assemblea Generale passò con 54 voti favorevoli, 43
contrari, 42 astensioni e 4 assenti, la risoluzione 3390 B (XXX) del 18
novembre, che chiedeva il ritiro delle truppe straniere presenti nella
Corea del sud sotto la bandiera ONU e l'apertura di negoziati tra gli Stati
Uniti e la RDP (il governo di Seoul era ignorato) (26).
Tra il 1975 ed il 1979 la RDP continuò
a stipulare nuovi accordi economici, scientifici, di trasporto e culturali
con gli Emergenti (27),
fino a giungere al VI Congresso del Partito del Lavoro apertosi il 10
ottobre 1980 il quale, di fronte a nuove problematiche internazionali,
puntualizzò senza equivoci o formule di compromesso la linea tradizionale (28).
Pyeongyang denunciò l'intervento
vietnamita in Cambogia (1978) ma prendendo le distanze dai Khmer Rouges,
e non invitando delegazioni cambogiane al congresso; fu accettato solo
un messaggio di Sihanouk residente nella capitale.
Interpellati, alcuni dirigenti
palesarono di non aver mai approvato la presenza sovietica in Afghanistan,
ma di non voler prendere posizioni ufficiali in quanto «non serve
a nulla»; essi, nel corso dei lavori congressuali, si limitarono
a denunciare le tendenze «dominazionistiche» (si evitò
il vocabolo «egemonistiche» per il fatto ch'era usato dai Cinesi
nei confronti dei Sovietici).
Grande fu lo spazio dato da Kim
Il Sung, nel suo rapporto, al Movimento dei Paesi-non-Allineati. Il presidente
respinse la tesi cubana, secondo cui il Movimento sarebbe stato l'alleato
naturale del campo socialista, dichiarando che «i Paesi allineati
non devono assolutamente seguire l'uno o l'altro blocco, né lasciarsi
condizionare, o permettere divisioni in seno». Queste affermazioni
si accompagnarono ad un atteggiamento di apertura verso i partiti dell'Internazionale
socialista. Dalle molte e numerose delegazioni socialiste europee invitate,
apparve chiaro che la RDP desiderava partecipare alle riunioni dell'IS
in veste di osservatore. Sebbene alcuni partiti socialisti (SPD) fossero
più ostili di altri alla natura del regime, tuttavia rimasero sensibili
alla volontà sempre manifestata in quegli anni e realizzatasi anche
nella posizione assunta durante la prima guerra del Golfo (1980-1988).
Pyeongyang sostenne l'Iran, vittima della tentata invasione irachena, mettendo
a disposizione del Paese aggredito armi e tecnologia avanzata in un momento
in cui a Saddam Hussein at-Tikriti aveva dalla sua Washington, Mosca e
Pechino (29).
La vasta rete di contati diplomatico-commerciali
con oltre 110 Stati (non con l'Italia) (30),
non bastò a creare un ampio fronte di boicottaggio alle Olimpiadi
di Seoul (1988): unicamente Albania, Cuba, Etiopia, Madagascar, Nicaragua
e I. Seicelle disertarono la manifestazione, solidarizzando con il Comitato
Olimpico nordcoreano (31).
Nel 1991 le due Coree sono state
ammesse separatamente all'ONU: il consenso è stato espresso nella
seduta inaugurale della XLVI Sessione ordinaria dell'Assemblea Generale
(17 settembre). Ciò è potuto accedere perché il 28
maggio la RDP aveva deciso di soprassedere in maniera definitiva al principio
della rappresentanza unica confederale, in seguito ai successi di Seoul
nell'ottenere assicurazioni da Cina ed Unione Sovietica sul ritiro del
veto alla propria candidatura (32).
Un evento di portata storica si
è
registrato a fine 1991. I due primi ministri coreani, Yon Hyong Muk (nord)
e Chung Won Shik (sud), il 13 dicembre hanno siglato a Seoul un trattato
di conciliazione e non-aggressione, che formalmente pone fine allo stato
di guerra, perpetuatosi sin dall'Armistizio (27 luglio 1953). L'accordo
ripristina le comunicazioni, gli scambi di natura economica, e consente
la riunione delle famiglie separate all'indomani del conflitto (25 giugno
1950); inoltre stabilisce la presenza di una guarnigione mista a Panmunjon,
lungo la fascia demilitarizzata. Primo passo verso l'unificazione della
Penisola, auspicata sia pure in termini diversi da entrambi i governi.
Il buon esito si deve primamente
alla rinuncia di Pyeongyang (dichiarata appena ventiquattr'ore prima della
firma) di voler trattare solamente con la Casa Bianca, in qualità
di controparte dell'Armistizio; si evince la volontà statunitense
di non cedere ai tentativi diplomatici nordcoreani miranti a considerare
la Repubblica della Corea come Stato fantoccio.
Al di là di facili entusiasmi,
restano diffidenze e reciproci sospetti. La decisione sudcoreana di affrettare
le conclusioni nonostante il progetto nucleare che potrebbe condurre
Pyeongyang in due-tre anni alla costruzione di armamento atomico è
stata difesa dai dirigenti di Seoul; bisogna permettere al Nord di acquisire
qualche affermazione ai negoziati in modo, poi, da consentire l'abbandono
del piano atomico in base a degl'incontri bilaterali in tema.
La stessa permanenza delle forze
statunitensi (sotto bandiera ONU) temuta dai nordcoreani è stata
riconfermata dal segretario alla Difesa, Dick Chaney, nel novembre 1991.
L'apparato militare di Washington (40 mila uomini) smobiliterà quando
la RDP si deciderà all'ispezione nucleare, e smantellerà
gl'impianti per la produzione bellica del plutonio.
C'è da rilevare, comunque,
che i tempi necessari per giungere a questa soluzione sono stati accelerati
dalla grave crisi in cui versa il regime di Kim Il Sung (scarsezza di viveri
e combustibile, raccolto disastroso, economia sull'orlo del collasso);
la RDP è virtualmente isolata da Mosca e dai suoi satelliti, e dalla
pressione internazionale che spinge per l'abbandono del piano nucleare.
In questa situazione gl'investimenti giapponesi rappresenterebbero un aiuto
determinante, ma anch'essi sono subordinati al controllo sulle potenzialità
atomiche di Pyeongyang.
Note
(1) G. White, North Korean
Chuch'e: the Political Economy of Independence, «Bulletin of Concerned
Asian Scholars», 04-06-1975.Torna
(2) Our Party Policy for the
Building of an Independent National Economy, Pyeonyang, 1975, p. 3. Un convegno
internazionale sull'idea giuccé fu organizzato in Madagascar nel
settembre 1976: vi presero parte le delegazioni di 43 Paesi, con la Jugoslavia
unico Stato socialista; un altro a Pyeongyang dal 14 al 17 settembre 1977 (72
Paesi) («Keesing's Contemporary Archives», XXIV [1978], 24-03).Torna
(3) Per un panorama politico
diplomatico del tempo: Byung Chul Koh, The Foreign Policy of North Korea,
New York, 1969.Torna
(4) R. Whang, North Korea,
«Far Eastern Economic Review Asia Yearbook», 1976.Torna
(5) D. Zagoria e Young Kun Kim,
North Korea and the Major Powers, «Asia Survey», 12-1975.Torna
(6) «Toitsu Chosen Nenkan»,
1965-1966 (annuario giapponese).Torna
(7) «Choson Chunchang
Yon'gam», 1963 (annuario nordcoreano).Torna
(8) «Choson...»,
1960 ed «East Asian Review», 12-1975.Torna
(9) «Choson...»,
1959, 1962.Torna
(10) J. Nitshikawa, El desarollo
económico de Corea del Norte, «Estudios de Asia y África»,
XII (1977), N. 2.Torna
(11) «The New York
Times», 22/23-12-1966.Torna
(12) B.C. Koh, op. cit.Torna
(13) «Keesing's Contemporary
Archives», XIII (1961-1962), 09-16-12.Torna
(14) «Zëri i Popullit»,
02-11-1966. Un telegramma di saluti fu inviato al VI Congresso del Partito del
Lavoro d'Albania (1971), ed una delegazione era presente al VII Congresso (1976)
(«Zëri i Popullit», 02-11-1971, 02-11-1976).Torna
(15) «Le prime azioni
nel 1966 del Fronte di liberazione nazionale del Ciad furono compiute da alcuni
guerriglieri addestrati nella Corea del Nord. Nel 1970 essa addestrò
50 giovani messicani e finanziò le loro attività guerrigliere:
19 di essi furono arrestati l'anno successivo. Nel 1971 appoggiò gli
insorti ceylonesi e i guerriglieri naxaliti in India [...] Anche i guerriglieri
palestinesi sono stati addestrati e finanziati dai nordcoreani» (G. Costadoni,
Una presenza attiva nel Terzo Mondo, «Politica internazionale»,
12-1978, p. 104 [un grande contributo allo studio della politica estera nordcoreana]).Torna
(16) «Sekai Nippon»,
09-04-1977. L'aiuto militare fu rinnovato dopo l'indipendenza dello Zimbabwe
(ex Rhodesia) («Keesing's Contemporary Archives», XXVII [1981],
09-10).Torna
(17) W.S. Kiyosaki, North
Korea's Foreign Relations: the Politics of Accomodations, 1945-1975, New
York, 1976.Torna
(18) «Keesing's Contemporary
Archives», XXXI (1985), N. 8.Torna
(19) Ivi, XXIX (1983),
N. 5.Torna
(20) Ivi, XXXI (1985),
N. 1.Torna
(21) Ivi, N. 4 e «The
Times», 22-02-1986.Torna
(22) «Keesing's Contemporary
Archives», XXXI (1985), N. 12.Torna
(23) J. Sharp, China Sitting
on Untapped Oil Reserves?, «Christian Science Monitor»,
22-01-1974.Torna
(24) «Keesing's Contemporary
Archives», XIX (1973), 25.06-01.07, 15-21.10.Torna
(25) Ivi, XXI (1975), 22-28.09.Torna
(26) Questions Concerning
Asia and the Far East-Questions Pertaining to Korea, «Yearbook
of the United Nations», XXIX (1975).Torna
(27) «Keesing's Contemporary
Archives», XXI (1975), 20-26.10; XXII (1976), 06.02; XXIII (1977),
01.07; XXIV (1978), 30.06, 06.10; XXV (1979), 01.06; XXVII (1981), 24.07.Torna
(28) M. Doublet, Au Sixième
Congrès du Parti du Travail-L'option non allignée de la Corée
du Nord, «Le Monde diplomatique», XXVII (1980), N. 321;
«Keesing's Contemporary Archives», XXVII (1981), 24.07.Torna
(29) Ibidem.Torna
(30) Il ministro degli esteri,
Ho Dam, il 12 ottobre 1980, affermò che dal 1970 il numero dei Paesi
che intrattenevano relazioni diplomatiche con Pyeongyang era salito da 37 a
103 (ibidem). Per l'elencazione, v. «The Europa Year Book»,
XXIV (1983), II, alla voce: The Democratic People's Republic of Korea-Diplomatic
Representation; e «Keesing's Contemporary Archives», XXIX
(1983), N. 11; XXXI (1985), N. 2, 11; «Keesing's», XXXIII
(1987), N. 6.Torna
(31) Ivi, XXXIV (1988),
N. 11.Torna
(32) Ivi, XXXVII (1991),
N. 5, 9. La domanda formale della RDP della Corea è stata depositata
il 2 luglio 1991, quella della Repubblica di Corea il 5 agosto; tre giorni dopo
il Consiglio di Sicurezza ha approvato per consensus la relativa raccomandazione
all'Assemblea Generale (ivi, N. 7-8).Torna
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