Città del Vaticano, Anno CXLIII, N. 203 (43.439), Mercoledì 3 Settembre 2003, Terza Pagina

Giovanni Armillotta
TRACCE DI ARCHITETTURA PISANA SULLE COSTE DELL’ADRIATICO
S. Maria Maggiore in Siponto, gioiello che segna i rapporti
fra le Diocesi di Manfredonia e della città toscana

Osservando i monumenti di Pisa, e cercando negli archivi, scopriamo come l’influsso pisano – artistico, ecclesiastico e politico – non sia contenuto solo dal Tirreno alle Baleari,o fino ai lontani mari del Levante, ma abbia lasciato la propria indelebilei mpronta nel «lago» Adriatico, storicamente nell’orbita del Leone di San Marco.
Ai piedi del promontorio garganico troviamo Manfredonia, fondata nel 1256 da re Manfredi, a pochi chilometri a nord dell’antichissima Siponto. Questa, costituita nel 1200 a.C., aveva come effigie la seppia, al pari delle prime tribù etrusche «pisane», e fu distrutta da un terre-maremoto nella seconda metà del XIII sec. Nell’Abbazia di Santa Maria di Pulsano – eretta sul ciglio di un costone che si affaccia sul golfo di Manfredonia – San Giovanni Scalcione da Matera nel 1129 fondò la Congregazione Benedettina degli Eremiti Pulsanesi, con la benedizione di papa Pasquale II (1099-1118).
Essi in breve tempo, raggiunsero una vasta espansione, con diramazioni in tutt’Italia compresa Pisa (San Michele degli Scalzi 1155, San Giacomo dePodio 1180), Lucca (San Michele di Guamo 1156) e Firenze (Santa Maria Intemerata di Fabroro, convento maschile e femminile, 1160) – per diffondere il culto di San Michele Arcangelo apparso a Monte Sant’Angelo, poco distante da Pulsano. L’Abbazia fu onorata dalla visita del papa di origine pisana Alessandro III (1159-81) nel 1177, quando lo stesso procedé alla canonizzazione del suo fondatore. L’Ordine fu stimato altamente da un altro pontefice che rese grande Pisa, Innocenzo II (1130-43) il quale ebbe immensa considerazione per questi frati bianco vestiti, cólti, artisti, scultori e letterati illustri. La Congregazione si estinse nel XVIII sec.
Per quanto riguarda Siponto, nel rescritto di Innocenzo III (1198-1216) al Capitolo Sipontino – datato 25 maggio 1202 – si legge che Pasquale II concesse alla Chiesa sipontina, come suffraganea, la diocesi di Vieste (sul Gargano). Di questo privilegio che comportava l’elevazione di Siponto a dignità di sede metropolitana, non si conosce con esattezza l’anno di concessione, e al tempo molti mettevano in dubbio la potestà arcivescovile. Ma fu proprio il papa pisano Eugenio III (1145-53) a confermare ufficialmente la Chiesa di Vieste suffraganea alla sipontina, ristabilendo la primazia dauna su quella garganica. Successivamente Alessandro III – a ribadire le posizioni del suo predecessore – scrivendo da Anagni il 24 settembre 1176, dispose che l’eletto vescovo viestano fosse consacrato dall’Arcivescovodi Siponto.
Ma l’anello di congiunzione fra Pisa e la Puglia settentrionale è la stupenda chiesa di Santa Maria Maggiore in Siponto, a tre chilometri a sud-ovest di Manfredonia. Alla fine del XIII sec. Siponto «conquassata dai turbini di molte calamità, era così rovinata, negletta e desolata, che da molti e molti anni, nessuno più vi dimorava, né si sperava che per l’avvenire vi si abitasse» (Bolla Rerum Omnium Summi di Bonifacio VIII [1294-1303]). Si pensò allora di costruire a poca distanza dall’antico Gran Duomo Sipontino, ma in posizione più alta e più difesa dalle mareggiate una chiesa che perpetuasse il culto a Maria. A quest’epoca risale la costruzione, in varie tappe, del sacro edificio: il gioiello tanto decantato da scrittori e critici italiani e stranieri, e per primo citato nel 1248 nello Scadenzario di Federico II (1220-50).
Esso risulta di un doppio edificio sovrapposto, che si erge sopra un’area quadrata di circa 18 metri di lato. È una chiesa romanico-pugliese, di tipo orientale nella struttura, ma di forme eminentemente pisane nella decorazione. Si resta ammirati per la ricchezza delle linee, delle absidi addossate e murate internamente, delle formelle a losanga (tipiche del Duomo pisano) e delle finestrine, che nell’insieme costituiscono dei modelli unici d’arte sacra. Pregevole è soprattutto il portale, che si apre fra quattro archi incassati, decorati a palmette, sostenute da sei colonne rinsaldate, tre per lato. Nell’interno la luce viene quasi tutta dall’alto, ossia dalle finestrine della cupoletta, che sta nel centro del quadrato. Al di sotto v’è la cripta, o basilica inferiore.
La chiesa fu danneggiata gravemente dai Veneziani nella guerra del Lautrech (1528). Paolo VI (1963-78) ne ha conferito l’altissimo titolo di Basilica nel 1977. La diocesi di Manfredonia – al pari della pisana – ha dato alla Cristianità più d’un pontefice: Giulio III (1550-55) e Benedetto XIII (1724-30).
Com’è tradizione, da quando giunse dal mare San Pietro per ordinare Giustino, primo Vescovo di Siponto – è proprio del maggio scorso l’approdo nel porto di Manfredonia del nuovo Arcivescovo della Diocesi Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, S.E. Mons. Domenico D’Ambrosio. Nella lettera apostolica di Giovanni Paolo II, Sua Santità «raccomanda i fedeli e la cura pastorale del popolo di san Pio».

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