Bibl.: «L'altra Europa», Lungro (CS), III (1991), N. 3-6/10, pp. 35-37

Giovanni Armillotta
IL SUDAFRICA E LA SECONDA GUERRA DEL GOLFO

Il governo sudafricano, pochi giorni prima la scadenza dell'ultimatum all'Iraq, si è dichiarato disposto a prendere in considerazione un'eventuale richiesta d'aiuto da parte degli Stati Uniti per la crisi del Golfo: lo ha affermato il ministro degli esteri Pik Botha, in una conferenza-stampa al termine di un incontro con il vice segretario di Stato americano, Herman Cohen, precisando però di non avere ricevuto una richiesta in tal senso. Il Sudafrica si è prestato a mettere a disposizione porti e basi, oltre al pieno sostegno logistico.
L'offerta è stata duramente criticata nel corso di una manifestazione indetta a Città del Capo per protestare contro l'intervento statunitense nel Golfo, a sostegno della causa palestinese e di Saddam Hussein. I dimostranti hanno dato alle fiamme bandiere americane ed israeliane, mentre sul podio degli oratori si alternavano due alti esponenti dell'ANC, Dullah Omar e Ahmed Kathrada. Il primo, responsabile dell'ANC per il Capo occidentale, invitava alla resistenza contro l'impegno assunto da Botha, mentre il secondo, pur condannando l'annessione del Kuwait, tacciava le amministrazioni americane – a partire dalla seconda guerra mondiale – di «vergognosa ipocrisia» circa le aggressioni subite dalla gente di colore.
Nei volantini per propagandare la manifestazione si leggeva che «la lotta araba e la lotta sudafricana sono una sola, i nostri comuni nemici sono l'imperialismo ed il razzismo».
Un portavoce degli organizzatori ha riferito che «qualunque cosa si possa pensare del presidente Saddam Hussein, il nemico principale resta l'imperialismo, specie gli Stati Uniti. Essi puntellano corrotti regimi reazionari ovunque, al fine di ricavare superprofitti, mentre dappertutto le masse sono alla fame. Apartheid e sionismo riescono a sopravvivere solo grazie all'aiuto occidentale».
A favore di Saddam Hussein si è espresso anche un altro movimento nazionalista nero, il PAC (Pan Africanist Congress), dichiarando in un comunicato che, pur non avallando l'invasione del Kuwait, non può appoggiare l'uso della forza contro l'Iraq. In questa eventualità, il PAC fornisce a Bagdad tutto il proprio sostegno, affinché – prosegue il comunicato: «[...] tale azione, a nostro avviso, è volta a distruggere l'esercito iracheno aprendo in tal modo la strada all'ambizione dei sionisti, da tempo covata, di creare un grande Israele che si estenda dall'Eufrate al Nilo».

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